Come combattere l’ansia e trasformarla in forza

Come combattere l'ansia e trasformarla in forza
Come combattere l’ansia e trasformarla in forza

 

Come combattere l’ansia

e trasformarla in forza

Luca Stanchieri

Ed. Newton

 

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“L’ipotesi che attraversa questo libro è che l’ansia sia correlata al rapporto fra individuo e contesto, che sia un segnale che rimandi all’individuazione di obiettivi di sviluppo, e che si avvalga, sia nella sua scaturigine che nel suo superamento delle principali questioni culturali inerenti ad una  determinata epoca”. (L. Stancheri)

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In 21 capitoli, ciascuno suggellato da specifiche conclusioni, l’autore ci spiega che l’ansia è insita nell’uomo, che scatena una serie di reazioni primordiali che predispongono al meglio l’organismo all’immobilità, alla fuga o al contrattacco.

Essa ha garantito la sopravvivenza all’essere umano nella sua evoluzione. Oggi, le paure ed i conflitti, soprattutto quelli che si originano all’interno dell’individuo, scatenano le stesse reazioni nell’organismo anche per fronteggiare situazioni più complesse di quelle che in origine potevano affrontarsi con l’immobilità, la fuga e il contrattacco, e quindi risultano inadeguate alle esigenze dell’uomo moderno e fonte di malessere.

Resta misteriosa l’origine dell’attacco di panico, ma sicuramente lo stato di attesa che il temuto pericolo si manifesti (temuto in base alle proprie immaginazioni interne emotive e razionali o alle sollecitazioni esterne mutuate al tessuto sociale) si può definire stato di ansia ed è a volte più deleterio e defaticante delle energie richieste per affrontare il pericolo reale.

Dall’escursus storico che offre l’autore, si evince che l’ansia è una costante dell’evoluzione umana, dapprima ritenuta associata a origini etniche e razziste, poi a patologie psichiatriche, infine dettata dalle comuni difficoltà di adattamento ad una società cristallizzata in schemi rigidi (il ruolo della donna, il ruolo dell’uomo, le pulsioni sessuali, il compito dei leader).

Tali diffuse difficoltà di adattamento hanno visto l’egemonia della medicina di base nella cura delle conseguenze degli stati d’ansia con prodotti quali il Miltown, il Valium e lo Xanax che garantivano a tutti una sorta di felicità farmacologica. Più di recente l’ansia invece è conseguenza delle pressanti richieste di un mutato contesto sociale in cui, di converso, è richiesto di emergere per le proprie caratteristiche, peculiarità e vocazioni individuali: una ricerca nella quale a volte l’individuo si perde nel cercare la propria realizzazione ed il “se stesso” da mostrare al mondo. Anche ora viene proposta la felicità farmacologica, ma non più per adattarsi con l’obbedienza a schemi predefiniti bensì perché viene richiesto di essere espressione di qualcosa di nuovo e di eccellere in competitività. L’ansia rende insopportabile adattarsi ed al contempo impedisce il cambiamento; è l’insopportabilità di una situazione ed al contempo il non sentirsi in grado di cambiarla. A volte genera un ripiegamento su sé stessi come per rinunciare alla felicità accontentandosi di evitare la sofferenza mentre invece è spesso il desiderio di felicità a generarla, l’attrazione per l’altro la premessa di un amore, ecc. ecc..

Nei rapporti di lavoro (si vedano il manager ed il venditore) come in quelli affettivi (si veda chi viene costantemente tradito), dà voce al contemporaneo bisogno di differenziarsi e di appartenere ad un gruppo, ad un contesto sociale, che è tipico dell’adolescente. Si alimenta nelle paure ataviche del bambino che teme di non essere accettato e amato.

Si manifesta nell’adulto che ha dimenticato di essere stato un bambino felice, diremo, di “essere per essere”, piuttosto che per rispondere ai doveri ed alle pressioni cui è sottoposto dall’esterno.

Il timore che un insuccesso si ripeta impedisce di conseguire il successo, diventa una sorta di “paura di vincere” perché se un insuccesso può ripetersi ciò può anche non accadere più, la convinzione di non poter essere amati distrugge i rapporti d’amore, perché chi controlla l’amato alla continua ricerca del tradimento pur si sente frustrato se ciò non avviene e ciò nonostante non sopiscono i suoi sospetti. L’ansia non è segno di rassegnazione, ma è indice proprio del non riuscire ad estranearsi da sé. In tal caso, infatti, si riuscirebbe a vivere serenamente con quella tranquillità tipica di una persona anziana che pur facendosi brillare gli occhi al ricordo della sua gioventù vive con serenità, appagata, la propria condizione attuale. L’ansia, invece, è il segno evidente che lo stato ansioso-depressivo è dovuto al non essere riuscito ad adattarsi e ad estranearsi da sé stesso ed è quindi una risorsa per muovere il cambiamento. Il primo passo è accettarsi e scoprire l’ansia come sintomo di desiderio inespresso e di potenzialità represse.

La seconda parte del libro invita a riconoscere e far leva sui propri punti di forza ed offre interessanti definizioni di sentimenti quali il coraggio e l’umanità secondo le quali solo l’ansioso può avere coraggio e l’amare non è mai causa di ansia. Affrontando, come era prevedibile, un test, si evita di pretendere di correggere le proprie debolezze, a volte assimilate alla sfera della volontà, ma si propone e si invita a concentrarsi su sé stessi per riconoscere, dapprima, ed esprimere poi, secondo un piano di lavoro fatto di continui esperimenti, le proprie potenzialità.

La felicità, la socievolezza, ogni proprio obiettivo, si può raggiungere con una diversa combinazione di fattori positivi ed occorre pertanto riconoscere le proprie potenzialità e sperimentare condizioni che possano consentire il raggiungimento del proprio scopo anche durante il sopravvenire dell’ansia, sfruttandola, come detto, come stimolo positivo al cambiamento.

Può essere il mezzo per scoprire la propria vocazione, certamente facendo molta pratica, perché la creatività abbisogna di realizzazione concreta: bisogna scegliere e partire perché agire è potere ed è efficace antagonista dell’ansia anche quando convive con essa. Agire con costanza, distinguere ciò che dipende da ciò che non dipende da noi, provare la sensazione del flusso, che certamente già conosciamo, ci permette di rilassarci a recuperare energie e ripartire in modo fruttuoso verso i nostri obiettivi e di persegurli in una costante ed impraticabile pratica che mentre la persegue è già felicitá.

Curioso che in esso si faccia implicito riferimento alla lezione de “lo zen e il tiro con l’arco“.

Giulio della Valle


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