Non è Francesco

Non è Francesco
Non è Francesco

 

Non è Francesco

Antonio Socci

Ed. Mondadori


 

 

Leggiamo il libro dopo il tanto clamore che ha fatto seguito all’inchiesta di Socci e forse per questo motivo non siamo troppo affascinati dall’aspetto messo in evidenza nel titolo: Bergolio non sarebbe Papa perché non è stato validamente eletto. Jorge Mario Bergoglio è stato eletto alla sesta votazione, quinta votazione del 13 marzo 2013, mentre la Universi Dominici Gregis prescrive che vengano svolte, ogni giorno, al massimo quattro votazioni, altrimenti come <<L’autorevole cardinale Siri, assai esperto di Conclavi, anni fa spiegò sarcasticamente […] talvolta i prelati arrivano alla sera così stressati dal caldo che se si fosse posta una sedia al centro della Cappella Sistina sarebbe stata eletta Papa anch’essa, pur di mettere fine alla defatigante situazione>>.

 In quella occasione si è proceduto ad una quinta votazione nello stesso giorno perché la quarta era stata annullata e quindi tam quam non esset, andava ripetuta. Non è di questo avviso l’autore giacché nella Universi Dominici Gregis vero è che l’art. 68 prevede che qualora al conteggio delle schede il numero delle schede non corrisponde al numero dei votanti la stessa venga annullata, ma l’art. 69 prevede che quando si riscontrano due schede piegate insieme, se esse siano costituite da due voti diversi vengano annullate, se esse siano costituite da un doppio voto se ne conteggi uno soltanto, come nel caso in cui ci sia una scheda votata ed una bianca. Quest’ultimo caso sembra essersi verificato, secondo quanto riferito dalla giornalista argentina Elisabetta Piquè (che ne aveva già parlato un anno prima), molto vicina a Bergoglio sebbene, si rileva, d’altra parte, che è vietato a pena di scomunica rivelare come si sia svolto il Concilio. Ne deriva comunque che, secondo l’autore, per procedere interpretando gli articoli in modo coerente e non contraddittorio tra loro si sarebbe dovuto applicare l’art. 69, pensato per evitare che un singolo cardinale potesse invalidare la votazione e non annullarla, né, tanto meno, ripeterla in aggiunta al limite delle quattro previste per ogni singola giornata. L’elezione quindi, non essendo conforme alla procedura, sarebbe non valida ex art. 76 della Universi Dominici Grecis.

 Sul punto Socci ha già ricevuto risposta da eminenti canonisti che lo invitano a non vestirsi da giurista facendogli notare l’esistenza di tre condizioni:

1) la mancanza di conferma di quanto sostenuto dalla Piqué, e la mancanza di contestazioni da parte dei cardinali, che però, come detto, sono obbligati graviter onerata ipsorum conscientia a mantenere il massimo riserbo su quanto avviene durante il conclave a pena di scomunica;

2) l’esistenza dell’art. 66 della Universi Dominici Grecis che prevede le tre fasi della votazione: deposito del voto nell’urna, conteggio delle schede, spoglio delle schede, tanto che l’art. 68 e l’art. 69 possono regolare la seconda e la terza fase delle operazioni senza che la norma cada in contraddizione;

3) infine che se l’art. 63 prescrive un massimo di quattro votazioni al giorno, l’art. 68 prevede che si riscontra una scheda in più si brucino le schede senza procedere allo scrutinio e si proceda <<subito>> ad una nuova votazione, e quel <<subito>> è stato interpretato letteralmente (sebbene alcuni abbiano rilevato che nella formulazione in lingua latina sia scritto quanto si sarebbe dovuto tradurre con <<un’altra volta>> e quindi ciò comportando diverse conseguenze).

 Dunque se per Socci Bergoglio non è Francesco, questo non vuol dire che la sede del Magistero Petrino sia vacante. A suo parere il Papa è uno ed è tuttora Joseph Ratzinger.

 Si è molto discusso di questa tesi sostenuta da Socci, che ha spaccato in distinte schiere di oppositori e seguaci e forse proprio perché il dibattito sembra essere stato sviscerato in ogni aspetto della questione, la vicenda sembra aver ceduto all’interesse per come Bergoglio stia svolgendo il proprio mandato.

 In verità tutto il problema sembra porsi a fortiori, viste anche le innocue conseguenze delle dichiarazioni della Piqué e l’acclamazione di Papa Bergoglio che sarebbe un sanante <<vox populi vox dei>>, allorquando si è osservato l’operato di Papa Bergoglio e la sua dottrina. A dispetto della presunta acclamazione di tutti i cattolici cristiani, la “reggenza” di Bergoglio ha invece prodotto e produce una frattura nel popolo della Chiesa, che mantiene viva la discussione sulla legittimità della sua elezione e sulla particolare forma delle “dimissioni” di Ratzingher. Tra i “Bergogliani” si riscontra, paradossalmente, la presenza dei più ubbidienti ai dettami della Chiesa e del suo reggente insieme ai più “lontani“ (non solo quelli più modernisti all’interno della Chiesa, ma anche quelli che la Chiesa non l’hanno mai apprezzata) che si riconoscono nella strada intrapresa con Papa Francesco I; quelli che sono rimasti e restano sgomenti dal suo operato, e che si sentono abbandonati come se non avessero mai capito nulla, che si dividono tra coloro che affermano che è Papa tuttora Joseph Ratzinger ed i sedevacantisti che attendono ancora il successore di Pietro.

Sembra non essere animato da pari dibattito e priva dalla dovuta attenzione la realtà unica nella storia della Chiesa dell’esistenza di due Papi, che, a differenza di quanto è avvenuto in passato, non si dichiarano essere l’unico vero successore di Pietro, l’uno alternativo all’altro, ma si riconoscono reciprocamente un ruolo legittimo all’interno del recinto petrino e, quindi, potremmo dire, nella “conduzione” della vita della Chiesa.

 Questo sembra il punto più interessante di quanto tuttora vediamo sotto i nostri occhi, piuttosto dell’analisi del diritto positivo sancito dalla Universi Dominici Gregis. Se, infatti, rispolveriamo gli studi universitari di Giurisprudenza, troviamo, a fianco al principio del diritto positivo (“la legge va rispettata” che per questa via assolverebbe tutti gli esecutori del potere nazista (V. anche “La banalità del male” di H. Arendt)), il principio di costituzione materiale, ovvero di quelle norme che si possono desumere concretamente applicate nella realtà, al di là della lettera della norma. Per questa via potremmo interrogarci sul fatto che la Chiesa, come istituzione, si sia data due Papi e, non essendovi precedenti, discutere di questo aspetto della questione.

Ci sembra maggiormente interessante, in effetti, l’analisi che Socci compie della modalità in cui Papa Benedetto XVI, tuttora Papa, Papa Emerito Joseph Ratzinger avrebbe abdicato e le specifiche anomalie. Ratzinger, nel suo ultimo discorso, allorché convoca il Conclave afferma che ≪Il “sempre” è anche un “per sempre”- non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo>>. Riferisce rinunciare all’<<esercizio attivo del magistero petrino>> per motivi di salute. Ai motivi di salute, effettivamente, dopo l’esempio di Karol Woytila Papa Giovanni Paolo II, non crede nessuno, nemmeno considerando quella salute dello spirito e non del corpo che impedirebbe a Papa Benedetto XVI di governare la Chiesa in un momento per essa così difficile, risultante Ratzingher così presente nello spirito. E’ rilevante, però, la novità secondo la quale Benedetto XVI piuttosto che abdicare, conservi per se stesso, anzi, istituisca, la carica di Papa Emerito, in tal modo conservando il proprio stemma, stemma sul quale sono apposte le chiavi di Pietro e ritirandosi in preghiera.

 <<Sappiamo che nei pochi precedenti storici tutti i Papi ritiratisi sono tornati al loro status precedente: di cardinale o religioso. Il famoso Celestino V, eletto nel 1294, dopo cinque mesi abdico e tornò a essere l’eremita Pietro da Morrone. E il Papa legittimo Gregorio XII che, per ricomporre il grande scisma d’Occidente, si ritirò dall’ufficio papale il 4 luglio 1415, fu reintegrato nel Sacro Collegio col titolo di cardinale Angelo Correr, andando a fare il legato pontificio nelle Marche>>.

 Pertanto seppure Bergoglio fosse Papa, l’anomalia dell’esistenza di due papi nel recinto petrino è un caso unico nella storia bimillenaria della Chiesa. E su questo sembra ci sia ben poco da contestare a Socci. Tale anomalia induce quindi ad interrogarsi sulle ragioni della scelta di Ratzinger.

 Dal libro emerge, nemmeno velatamente, che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto cedere alla pressione dei modernisti che minacciavano o erano addirittura pronti ad attuare uno scisma. In questo caso sorprende però la resistenza passiva che Ratzinger ha attuato: mentre cede l’<<esercizio attivo del ministero>> petrino, conserva il suo ruolo e quindi con essa la dottrina conservatrice della Chiesa della quale è stato eminente esponente sin dai tempi del Papato di Giovanni Paolo II.

 Quale sarebbe quindi l’interpretazione di questa manovra politica?

Se la Chiesa ha subìto un colpo di Stato, un colpo al cuore, alla dottrina, Benedetto XVI non ha ceduto lo scettro della dottrina ma lo ha portato con sé in clausura perché rappresentante di una minoranza o per evitare, difendendo la Chiesa, che i modernisti dessero luogo ad uno scisma.

 Solo così ci si può spiegare la conservazione della carica di Papa da parte di Ratzingher e l’aver conservato il proprio stemma papale al quale è stato affiancato quello di Papa Francesco I.

 Cosa significa poi cedere l’esercizio attivo del mandato Petrino e conservare il proprio ruolo? Finora non si è mai distinto un esercizio attivo ed un esercizio passivo, il Papa è monarca assoluto della Chiesa: Capo della dottrina, rappresentante nel mondo della dottrina ecclesiastica, guida politica. Ratzingher sembra aver conservato il ruolo di Capo della dottrina per sé stesso, come un Capitano della nave che, ammutinato dal suo equipaggio, immaginiamo dire: <<La nave non può dividersi. Fatevi dare gli ordini da chi volete purché restiate uniti, ma io resto riferimento di quella che dovrebbe essere la giusta conduzione di questa nave: quindi la saggezza si ritira con me nella mia cabina e lascio esposta la mia bandiera sul ponte, qualsiasi altra sopraggiunga dopo di me non la sostituirà ma vi verrà affiancata>>.

 Se questa modalità così anomala di indire il conclave deve avere questa interpretazione, la cessione dell’esercizio attivo non è stata cessione della propria autorità e quindi è giusto che una parte di credenti che ritengono conforme alla tradizione la dottrina di Ratzinger, restino legati a lui e neghino che si possa aver avuta una successione.

 Il libro prosegue poi valutando le visioni che furono di Anna Caterina Emmerich, una monaca agostiniana tedesca nata nel 1774 e morta nel 1824, sull’esistenza dei due Papi che preannunciano la fine dei tempi e sulle sollecitazioni dei messaggi di Medjugorje secondo i quali il momento attuale è molto duro da affrontare, ma alla fine si riuscirà a vincere Satana. Socci chiosa ricordando che ella, quando era ancora in vita e quindi prima che le venissero riconosciuti dei meriti pur si rivolse ai Papi denunciandone la loro inadeguatezza, volendo evidentemente citare l’esempio come precedente della sua accorata denuncia. Con questo libro, però, la discussione prosegue ed è del tutto attuale, nel senso che, condividendo o meno l’operato di Bergoglio, esponente dei modernisti e dei Gesuiti (che fanno come quarto voto quello dell’obbedienza al Papa!) della corrente innovativa di Card. Carlo Maria Martini, seppure la sua nuova modalità di gestire la Chiesa trovi tanto stupore in tutti, il consenso dei lontani ed il dissenso dei cristiani più tradizionalisti, diventa inutile condividere o meno tutte le critiche di Socci a Bergoglio. Il punto sembra essere un altro: <<Come si può negare che nello svolgimento attivo del mandato petrino di Francesco I, la Chiesa stia cambiando volto?>> Se la dottrina tradizionale bimillenaria della Chiesa, e quindi giustamente l’unica possibile e concepibile secondo i più tradizionalisti, è conservata da Papa Ratzinger, come si può negare che la più delle moderniste correnti che già ai tempi del Concilio Vaticano II furono da Papa Paolo VI, così come interpretato da Socci, intese come un pericolo, stia conducendo la Chiesa? Che ne sarà dell’attuale innovazione seppur la tradizione della dottrina dovesse un giorno ritornare in auge e riportare la Chiesa sulla sua strada?

 E’ evidente che più la politica di Bergoglio piace ad atei e gnostici, salotti e mass-media, meno piace ai cristiani che hanno sempre inteso il loro compito come qualcosa di più e di più complicato che l’essere accomodante e piacione con tutto e con tutti. Una dottrina senza i paletti dei valori innegoziabili non è più una dottrina ed è la scelta di una strategia politica, anche di successo, a quanto pare. Eppure la fede dovrebbe essere altro, appunto salda nella sua tradizione. Fino a che punto si può condividere che la Chiesa muti per adeguarsi ai tempi? Il dibattito è tuttora aperto!

 Alcuni cristiani vedono rinnegati (la propria dottrina e quindi) se stessi da un Papa che li abbandona per andare ad abbracciare il mondo. <<E’ questo il compito del Papa?>> sembrano chiedersi.

 Il Papa difende certi valori e chi li condivide, e attacca chi persegue altri valori o altre scelte di vita: cristiani risposati, transgender, omosessuali, pedofili, altri frutti del più moderno concetto di libertà dell’uomo pur non essendo patologie, sono scelte di vita non condivisibili alla luce della tradizione della Chiesa ed il Papa è l’espressione più alta della Chiesa; la Chiesa è la sua dottrina, è espressione della sua tradizione o Chiesa più non è. Perché la Chiesa non è governo dei tempi.

 Eppure sembra che la Chiesa abbia ceduto a quel modernismo più sfrenato che l’ha snaturata ed ha prevalso al suo interno per cui oltre a chi segue Papa Bergoglio, c’è chi si riconosce ancora in Ratzingher, come difensore della dottrina della Chiesa (anche se è difficile negare quanto stia accadendo alla Chiesa istituzione) e chi ritiene che il Seggio di Pietro sia da ritenersi vacante.

 Concludiamo con i rilievi di Socci secondo il quale il governo di Bergoglio ha confermato i suoi timori e con una massima del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica da cui sembra che, comunque la si pensi, qualcosa è cambiato!

 Ma poi papa Bergoglio torna su quella pagina e aggrava il problema, infatti il 16 maggio 2013, ricevendo il comitato esecutivo di Caritas Internationalis, a proposito dei pani e dei pesci del Vangelo dice testualmente: ≪Non si moltiplicarono. No, non è la verità: semplicemente non finirono, come non finì la farina e l’olio della vedova. Non finirono. Quando uno dice “moltiplicare” può confondersi e credere che faccia una magia… No, semplicemente è la grandezza di Dio e dell’amore che ha messo nel nostro cuore, che – se vogliamo – quello che possediamo non termina≫.

 Stando a queste parole chiunque ≪se vuole≫ può dunque sfamare cinquemila uomini (piu donne e bambini) con soli cinque pani e due pesci, come fece Gesù secondo la testimonianza di san Matteo. In attesa di vedere chi è capace di fare questo con la semplice volontà, dobbiamo prendere atto che il Papa qui sembra negare pubblicamente un miracolo di Gesù riferito dai Vangeli, uno dei miracoli piu importanti, significativi e clamorosi.

 Non solo. Asserisce che quanti ritengono che Gesù abbia fatto davvero la ≪moltiplicazione dei pani e dei pesci≫, come la Chiesa afferma da duemila anni, hanno creduto che Gesù abbia fatto ≪una magia≫. I miracoli sarebbero da liquidare come ≪magie≫? Certo, la critica razionalista ai Vangeli da due secoli nega i miracoli presenti nei Vangeli perché nega l’esistenza del soprannaturale, e una certa esegesi ≪progressista≫ interpreta quelle pagine come simboli dei ≪miracoli≫ che può fare la solidarietà sociale. Ma nessun Papa ha mai fatto affermazioni che negano la realtà dei miracoli.

(Antonio Socci – Non è Francesco p.135)

 <<Il 7 luglio 2014 la rivista argentina ≪Viva≫ ha pubblicato un’intervista a papa Bergoglio nella quale egli fornisce un decalogo per vivere felici e in pace.La cosa è stata rilanciata e amplificata come un distillato di saggezza epocale. Ma è difficile capire cosa ci sia da ammirare nella massima che Bergoglio ha posto come prima regola per la felicita: ≪Vivi e lascia vivere≫. E questa la ≪filosofia di vita≫ del Papa? E per questo che Gesù Cristo ha accettato di subire il supplizio della croce? Si resta perplessi>>.

(Antonio Socci – Non è Francesco p.136)

 La scelta di papa Bergoglio di celebrare il Giovedi Santo in un istituto, dove ha voluto che per la lavanda dei piedi, fra coloro che rappresentavano gli apostoli, vi fosse anche una ragazza musulmana, ha stupito. Lucrecia Rego de Planas ha scritto che ≪è una violazione della legge liturgica>>.

(Antonio Socci – Non è Francesco p.137)

 Che cosa significa l’affermazione: ≪Fuori della Chiesa non c’è salvezza≫? Essa significa che ogni salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa, che è il suo Corpo. Pertanto non possono essere salvati quanti, conoscendo la Chiesa come fondata da Cristo e necessaria alla salvezza, non vi entrassero e non vi perseverassero. Nello stesso tempo, grazie a Cristo e alla sua Chiesa, possono conseguire la salvezza eterna quanti, senza loro colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e, sotto l’influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta attraverso il dettame della coscienza.

(Catechismo della Chiesa cattolica, Compendio, n. 171 in (Antonio Socci – Non è Francesco p.101)

 

Giulio della Valle

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